MAROCCO NEWS

Discorso di SM il Re in occasione della Visita di Sua Santità il Papa

1 aprile 2019

Rabat – SM il Re Mohammed VI, Amir Al Mouminine, che Dio lo assista, ha pronunciato un discorso sabato sulla spianata della Moschea Hassan a Rabat in occasione dell’accoglienza ufficiale di Sua Santità Papa Francesco, che effettua una visita ufficiale di due giorni in Marocco su invito del Sovrano.

Ecco il testo completo del discorso reale:

Traduzione non ufficiale

 “Lode a Dio, preghiera e salvezza sul Profeta, sulla Sua famiglia e sui Suoi compagni.

Sua Santità,

Eccellenze, Signore e Signori,

Questo giorno è eccezionale. Eccezionale perché segnato dall’arrivo di Sua Santità Papa Francesco I. Eccezionale anche perché mi ricorda la storica visita di Papa Giovanni Paolo II in Marocco.

La venuta del Sommo Pontefice si iscrive nella continuità dei rapporti di lunga data tra il Marocco e il Vaticano.

Abbiamo voluto che la data e il luogo riflettessero la sua profondità simbolica, il suo significato storico e l’importanza della civiltà.

Il luogo di apertura, passaggio e mescolamento che ci accoglie oggi, è di per sé il simbolo di un equilibrio armonioso.

Giustamente situato sul punto di incontro tra il fiume Bouregreg e l’Oceano Atlantico, si trova sull’asse che collega la Moschea di Al-Koutoubia di Marrakech e la Giralda di Siviglia, e costituisce un punto di collegamento, spirituale, architettonico e culturale tra l’Africa e l’Europa.

Volevamo anche che la Sua visita coincidesse con il mese benedetto di Rajab.

Fu in quel tempo Santo che l’Islam e il Cristianesimo conobbero uno degli episodi più emblematici della loro storia: su ordine del Profeta Maometto, la Pace e la Salvezza siano su di lui, i Musulmani in fuga dalle persecuzioni, lasciarono la Mecca e trovato rifugio presso il Negus, il Re Cristiano di Abissinia.

Questo fu il primo atto di accoglienza e conoscenza reciproca tra religioni musulmana e cristiana.

Ed è anche questo atto di conoscenza reciproca, tracciato nella posterità, che commemoriamo oggi.

Sua Santità,

Eccellenze, Signore e Signori,

La visita di Sua Santità in Marocco arriva in un contesto di sfide per la Comunità delle Nazioni, la comunità di tutti i Credenti.

Dobbiamo combattere i mali di un’altra epoca che si nutrono del tradimento e della strumentalizzazione del Messaggio Divino sostenendo la negazione dell’Altro e altre teorie scellerate.

In questo mondo alla ricerca di punti di riferimento, il Regno del Marocco non ha mai cessato di proclamare, insegnare e vivere quotidianamente la Fraternità dei figli di Abramo – pilastro fondatore della ricchissima diversità della civiltà marocchina.

L’unione di tutti i Marocchini, al di là delle confessioni, è un esempio eloquente.

Questa simbiosi è la nostra realtà. Essa si traduce nelle moschee, chiese e sinagoghe che, da sempre, coesistono nelle città del Regno.

Noi, Re del Marocco, Amir Al Mouminine, facciamo da garanti del libero esercizio dei culti. Siamo il Comandante di tutti i credenti.

Come Comandante dei Credenti, non posso parlare della Terra dell’Islam come se ci fossero solo musulmani. Vigilo, in effetti, sul libero esercizio delle religioni del Libro e lo garantisco. Proteggo gli ebrei marocchini e i cristiani di altri paesi che vivono in Marocco.

Sua Santità,

Eccellenze, Signore e Signori,

Non abbiamo mai smesso di cercare Dio oltre il silenzio, oltre le parole e al di là del conforto dei dogmi, affinché le nostre religioni restino ponti privilegiati e illuminati e affinché siano lezioni e messaggi dell’Islam delle luci.

Il dialogo tra le religioni abramitiche è chiaramente insufficiente nella realtà di oggi. Nel momento in cui i paradigmi si trasformano, ovunque e su tutto, anche il dialogo interreligioso deve cambiare.

Il dialogo basato sulla “tolleranza” ha richiesto un tempo molto lungo e articolato, senza tuttavia raggiungere il suo fine. Le tre religioni abramitiche non esistono per tollerarsi, per rassegnazione fatalistica o accettazione altezzosa.

Esse esistono per aprirsi l’una all’altra e per conoscersi, in una coraggiosa gara per farsi del bene a vicenda:

O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda. Presso Allah, il più nobile di voi è colui che più Lo teme. In verità Allah è sapiente, ben informato”, Sacro Corano.

I radicalismi, siano essi religiosi o meno, sono basati sulla non conoscenza dell’altro, sull’ignoranza dell’altro, sull’ignoranza in generale.

La “co-conoscenza” è una negazione di tutte le forme di radicalismo. Ed è questa co-conoscenza che ci permetterà di affrontare le sfide del nostro presente tormentato.

Ad ognuno di voi abbiamo assegnato una via e un percorso. Se Allah avesse voluto, avrebbe fatto di voi una sola comunità. Vi ha voluto però provare con quel che vi ha dato. Gareggiate in opere buone”, Sacro Corano.

Per far fronte al radicalismo, la risposta non è né militare né finanziaria; ha un solo nome: Istruzione.

La mia difesa dell’istruzione è una requisitoria contro l’ignoranza: sono le concezioni binarie e la non conoscenza che minacciano le nostre civiltà. Mai la religione.

Ecco perché oggi, in quanto Comandante dei Credenti, chiedo che sia restituita alla religione il posto che le appartiene nell’istruzione.

Ecco perché Mi è impossibile parlare ai giovani senza metterli in guardia dai fenomeni di radicalizzazione e di ingresso nella violenza.

Ciò che tutti i terroristi hanno in comune non è la religione, ma è proprio l’ignoranza della religione.

È tempo che la religione non sia più un alibi per gli ignoranti, per questa ignoranza, per questa intolleranza.

Perché la religione è Luce, Conoscenza, Saggezza. È anche sinonimo di Pace, nell’auspicio di sostituire battaglie più nobili e serene alla corsa per le armi e altre follie.

Così abbiamo istituito la Fondazione Mohammed VI degli Ulema.

Allo stesso modo, abbiamo risposto favorevolmente alle richieste di diversi paesi africani ed europei e accogliamo con favore i loro giovani presso l’Istituto Mohammed VI per la formazione degli Imam, dei Mourchidine e delle Mourchidates.

Sua Santità,

Eccellenze, Signore e Signori,

In quanto Comandante dei Credenti, condivido con il Santo Padre la convinzione di una spiritualità attiva al servizio del bene comune.

La spiritualità non è fine a se stessa. La Nostra fede si traduce in azioni concrete. Essa ci insegna ad amare il nostro prossimo. Ci insegna ad aiutarlo.

È una realtà essenziale: Dio perdona. “إن الله غفور رحيم”. Perché Dio è misericordia, abbiamo posto la generosità e l’indulgenza nel cuore della Nostra azione.

Poiché Dio è amore, abbiamo cercato di rendere il Nostro regno una testimonianza di prossimità, al capezzale dei più poveri e più vulnerabili.

Questo è lo spirito dell’Iniziativa Nazionale per lo Sviluppo Umano (INDH) che abbiamo avviato 14 anni fa, per migliorare la vita delle persone in situazioni precarie o fragili, per integrare gli esclusi, per fornire un rifugio per i senzatetto e per dare a tutti questi diseredati la fede in un degno futuro.

Questa è anche la filosofia della politica di immigrazione e asilo che abbiamo messo in atto; la vogliamo, innanzitutto, solidale.

È in linea con il Patto di Marrakech, adottato dalla comunità internazionale lo scorso 10 dicembre.

Sua Santità,

Eccellenze, Signore e Signori,

Il nostro incontro consacra una convinzione condivisa: i valori della religione monoteista contribuiscono alla razionalizzazione, alla riconciliazione, al miglioramento dell’ordine mondiale.

Come Comandante dei Credenti, insorgo, come voi, contro l’indifferenza in tutte le sue forme e plaudo al coraggio dei Leader che non rifuggono dalle grandi questioni del nostro tempo.

Stiamo seguendo con interesse e considerazione gli sforzi compiuti da Sua Santità al servizio della pace mondiale, così come i Suoi continui appelli all’istruzione, al dialogo, alla cessazione della violenza e alla lotta contro la povertà, la corruzione, il cambiamento climatico, i mali che affliggono le società.

Poiché siamo, rispettivamente, Comandanti dei Credenti e Santo Padre, dobbiamo dare prova di idealismo e pragmatismo, dobbiamo essere realistici ed esemplari.

I nostri messaggi sono tanto attuali quanto eterni. Invitano le persone ad abbracciare i valori della moderazione, a realizzare gli imperativi della co-conoscenza e a cogliere la consapevolezza dell’alterità.

Così facendo, consegniamo, Sua Santità, “una parola comune tra noi e voi”. Questa parola non è un accordo ristretto e riduttivo.

Questa Parola, la concepiamo – la viviamo – come un Messaggio comune, un messaggio che Musulmani, Cristiani ed Ebrei inviano all’umanità intera.

Questo è ciò che Ci unisce oggi e ciò che Ci deve unire domani.

Wassalamou alaikoum warahmatoullahi wabarakatouh”.

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