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Sahara marocchino, il dossier di un conflitto artificiale

27 maggio 2016

Rabat, 26/05/2016 – Il libro “Sahara marocchino, il dossier  di un conflitto artificiale” è stato presentato giovedì presso l’Istituto di studi africani a Rabat, in presenza di intellettuali, accademici, ricercatori e studenti universitari.

Come affermato dal direttore dell’Istituto di studi africani, Yahya Abou el Farah, l’opera affronta la questione del conflitto artificiale sul Sahara marocchino nei suoi vari aspetti, storico, geopolitico, legale, sociale o economico.

Egli ha, a questo proposito, sottolineato l’importanza dell’opera nel mettere in evidenza le realtà del conflitto del Sahara, osservando peraltro come il Marocco abbia continuato a compiere sforzi continui a favore dello sviluppo della regione, malgrado la persistenza del conflitto.

Da parte sua il Professor Saint-Prot, Direttore generale dell’Osservatorio di studi geopolitici di Parigi e professore presso l’Università Paris Descartes Paris-Sorbonne Paris Cité ha posto l’accento sul fatto che tale opera interviene in un contesto caratterizzato da una rinnovata aggressività della propaganda algerina e dalle  crisi nella regione del Sahel-Sahara, rilevando che il conflitto del Sahara costituisce una  “manipolazione, una vera e propria truffa  politica le cui conseguenze si fanno ancora sentire a più di quaranta anni dal recupero dei territori sahariani da parte del Marocco”.

Ricordando che tutti gli osservatori internazionali e grandi potenze internazionali riconoscono che il piano di autonomia nel quadro della sovranità del Regno e della usa unità nazionale costituisce l’unica soluzione appropriata per porre fine a questa triste eredità della guerra fredda, il Professore ha osservato che la proposta marocchina è un'”opportunità che deve essere colta per sbloccare la situazione e porre fine a questo conflitto artificiale che dura da troppo tempo”.

Da parte sua Christophe Boutin, professore presso l’Università di Caen, ha sottolineato i costi significativi sostenuti dal Marocco per garantire la sua sicurezza e quella della regione.

Ha inoltre posto l’accento sui malfunzionamenti della MINURSO e dell’Alto Commissariato per i Rifugiati (UNHCR), quest’ultimo soprattutto nei campi rifugiati di Tindouf ove, secondo Boutin, esso non rispetterebbe le sue regole di funzionamento non avendo proceduto, peraltro, ad alcun censimento delle popolazioni.

Boutin ha anche denunciato l’appropriazione indebita di aiuti internazionali destinati alle popolazioni dei campi, le violazioni dei diritti umani e il clima d’insicurezza nel campo di Rabouni.

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